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Una piccola inchiesta sull’allevamento industriale

allevamento-industrialeNel novembre del 2013 il settimanale “Internazionale” dedica la sua copertina all’inchiesta pubblicata dal Der Spiegel, la rivista settimanale più letta della Germania.

Il titolo, “Il vero prezzo della carne”, è un messaggio forte e chiaro, un appello al consumatore che dietro agli scaffali non vede gli operai sottopagati, le falde acquifere inquinate e le tecniche di allevamento crudeli e poco salubri che fanno parte dell’industria zootecnica del nostro tempo. La produzione della carne suina è un settore che cresce senza sosta da molti anni e il suo successo, purtroppo, dipende dal fatto che ogni vittima deve rendere al massimo; produttori, dipendenti, animali e consumatori pagano un prezzo salato che è ben distante da quello riportato sulla confezione.

Ogni anno bisogna produrre almeno 39 chili di carne per ogni tedesco che, secondo il rapporto Fleischatlas 2013, nel corso della sua vita si nutre di 4 manzi, 4 pecore, 12 oche, 37 anatre, 46 maiali, 46 tacchini e 945 polli per un totale di 1094 animali. Un numero impressionante se consideriamo le innumerevoli possibilità alimentari presenti sul mercato. In Italia, i dati sui consumi delle famiglie sono spesso contrastanti: GFK Eurisko ha rilevato un consumo domestico effettivo pari a 33,6 kg annui pro capite ma il dato non include i consumi fuori casa. Gli altri principali istituti di statistica annunciano un consumo di circa 81 kg pro capite annui (dato GIRA, media 2000-2012) fino ad arrivare ai circa 90kg indicati dalle banche dati Eurostat e dalla FAO.  Molte persone, leggendo questi dati, rimangono impressionate dalla quantità enorme di carne che s’ingerisce annualmente tra affettati, pollo arrosto, condimenti e bistecche mentre altri si chiedono: “Che male c’è a consumare tutta la carne che vogliamo?”

Il consumo di carne ha un costo in termini di salute e d’impatto ambientale che non possiamo neanche immaginare, senza contare il totale stravolgimento delle “leggi” naturali e l’amnesia collettiva nei confronti di un rapporto uomo-animale equilibrato che apparteneva alle generazioni che ci hanno preceduto. Un pulcino, nell’allevamento industriale moderno raggiunge un peso di 1,7 kg in 37 giorni mentre in natura impiegherebbe 4-5 volte di tempo in più per raggiungere quel peso. Impossibile non riflettere sui metodi utilizzati dall’industria per arrivare ad un risultato di questo tipo, sia da un punto di vista di salute, sia da un punto di vista etico.

L’etica, infatti, sembra essere completamente dimenticata dall’industria che, quando si vede accusare da giornalisti e associazioni si appella al consumatore e si dichiara vittima di un sistema che deve necessariamente produrre quantità che non potranno mai essere raggiunte in modo sostenibile. Osservando i dati è facile rendersi conto che le loro dichiarazioni non sono del tutto sbagliate, anzi: aumenti di produzione e crescita si devono raggiungere per portare sulle nostre tavole tutto quello di cui abbiamo bisogno e i metodi utilizzati non sembrano essere un nostro problema.

Il maltrattamento animale, l’inquinamento delle falde acquifere, l’abbattimento d’intere foreste per creare spazi idonei, le tecniche di macellazione più o meno giuste, i salari di chi lavora in questo settore, gli antibiotici somministrati agli animali che hanno creato ceppi di germi sempre più forti sono notizie che passano in secondo piano e che, nella maggior parte dei casi, non abbiamo voglia di vedere. Pensiamo davvero che tutto questo non sia un nostro problema? Crediamo davvero che il nostro comportamento quotidiano non possa, in qualche modo, riportare la produzione ad un livello di sostenibilità?

Piero Riccardi, in un’approfondita inchiesta andata in onda nel programma Report, condotto da Milena Gabbanelli, ci racconta che dagli allevamenti proviene l’80% delle emissioni dell’agricoltura che corrisponde al 18% di tutte le emissioni di gas serra.

[Per vedere l’inchiesta di REPORT clicca QUI.]

Durante una conferenza del 2008, il premio Nobel per la pace Rajendra Pachauri, economista e presidente del Panel internazionale sul cambiamento climatico (IPCC), ha divulgato dati preoccupanti sull’utilizzo sconsiderato delle risorse ambientali che supportano questa enorme richiesta di carne. Per produrre 1kg di manzo emettiamo nell’aria ben 36,4 kg di CO2, cifra che raggiungeremmo percorrendo 250km in automobile.

Nel mondo, il 70% delle terre agricole è dedicato all’allevamento e corrisponde al 30% di tutta la superficie terrestre e il consumo di acqua è uno dei problemi più allarmanti, infatti se per produrre 1kg di patate servono 287 litri di acqua, per 1kg mais utilizziamo 900 litri di acqua e per il riso arriviamo a 3000, quando parliamo di carne i numeri sono ben diversi: 3900 litri per 1kg di pollo, 4900 litri per 1kg di maiale e ben 15500 per la stessa quantità di manzo. Entro il 2050 avremo un raddoppiamento del consumo della carne, considerando l’aumento della richiesta dei cosiddetti paesi in via di sviluppo e saremo obbligati a modificare qualcosa. Sarà troppo tardi? Negli ultimi anni le campagne di sensibilizzazione, spesso contrastate dalle lobby dell’industria zootecnica, si sono susseguite e hanno acceso i riflettori sulle conseguenze che paghiamo quotidianamente in termini di salute e d’impatto ambientale per sostenere questo mercato sconsiderato e senza fondo. L’aumento dei vegetariani e il consumo moderato di chi ha approfondito questi temi può fare la differenza e aiutarci a ritornare a modelli di consumo più sostenibili. Il contributo di studiosi, economisti, scrittori e personalità di rilievo ci ha aiutato a comprendere una realtà lontana che non possiamo vedere sull’etichetta dei prodotti che acquistiamo.

Libri come “Se niente importa – Perché mangiamo gli animali” di J.S. Foer e “Il giorno in cui decisi di diventare una persona migliore” di Karen Duve ma anche documentari e testi più o meno conosciuti sono arrivati ai consumatori e gli hanno ricordato che quello che arriva sui banchi del supermercato ha una sua storia.

Prendersi cura del nostro pianeta e rispettare noi stessi e gli altri esseri viventi è un nostro dovere ma anche un nostro diritto.

About Samantha

Samantha
Samantha Alborno -------------------------------------------------------------------------------------------------- Samantha si appassiona alla cucina naturale e conduce due programmi di ricette: "In cucina con Samantha" per Telegenova e "Naturalmente...in cucina" sulla Web Tv di Donna Moderna. Organizza corsi di cucina, consulenze per la ristorazione e piccoli eventi.

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